Squier jazz bass vintage modified '77

 

Squier Jazz Bass vintage modified '77

 

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Ennesimo modello proposto dalla Squier per celebrare, come al solito ultimamente, i modelli dei bei tempi che furono e in questo caso devo essere sincero, una realizzazione (Indonesiana) veramente degna per il prezzo richiesto.

A prima vista nulla di nuovo, soliti componenti, solito design, soliti colori anche se l'abbinamento nero sul body con manico in acero e blok bianchi risulta abbastanza raro nelle vecchie produzioni, i controlli sono quelli classici del jazz bass, volume, volume, tono la novità è che le manopole sono quelle tipiche della stratocaster, costano poco e non stanno assolutamente male, sono state messe così perché anche gli originali dal 1977 fino a circa il 1980 le avevano, Leo Fender uscito di scena, produzione di quegli anni estremamente confusa, novità pari a zero e massimo ricavo con il minimo investimento.

Body offset, tipico jazz bass, in 3 pezzi di legno agathis verniciato in poliestere, anzi, perfettamente verniciato, disposizione dei pick-up single coil in posizione anni 70 con pick-up al ponte più spostato verso il ponte un lamierino minimalista cromato, funzionale e semplice; all'acquisto perfettamente intonato e settato, solita placca in metallo per i controlli, solito battipenna a tre strati, ben realizzato e l'accoppiamento è in questo caso perfetto, gli attacchi per la tracolla sono i classici stile vintage.

Vano elettronica anch'esso verniciato con vernice alla grafite, realizzato in maniera accurata e anche il cablaggio interno è ordinato.

Il manico in acero è stato replicato nelle misure rispetto al modello originale, capotasto (in plastica) molto sottile 38 mm, comodo, bello da vedere, scorrevole è veramente ben realizzato sia nella finitura dei blocchi in plastica imitazione madreperla che nel binding in questo caso bianco, senza una sbavatura anche la vernice è posata molto bene, anche se un po' spessa, è un c-shape, 20 tasti Medium jumbo, scala 34 (lunga), meccaniche cromate funzionali e ben posate tipiche della produzione Squier, anche il peso è molto ragionevole, 3,8 kg.

Nell'insieme si dimostra un ottima imitazione dello strumento originale, semplice, estremamente accattivante e facile da suonare grazie alle dimensioni appunto del manico.

I tasti sono posati correttamente, non ci sono note morte, copri truss rod in noce nella parte posteriore del manico e regolazione alla paletta, al contrario del modello originale, con una semplice brugola, manca il tipico "bullet" dell' epoca, truss rod ad azione singola, come nell' originale.

Questo modello è disponibile in tre colorazioni, questo nero, amber (molto raro) e sunburst.

Fino a qui tutto bene...

La cosa veramente impressionante è il suono dei pick-up chiamati Fender design, quando ho attaccato lo strumento all'amplificatore mi sono venuti dei dubbi sul fatto che fossero originali ed economici, perché suonano troppo bene rispetto al prezzo pagato per tutto lo strumento, infatti i cavi di collegamento telati mi avevano fatto venire un sacco di dubbi, per cui, controllato le saldature che sembravano proprio quelle originali, ho chiesto spiegazioni a chi ne possiede un altro esemplare, di lì a breve la conferma: sono originali e sono veramente eccellenti, difficile spiegare come abbiano fatto ad ottenere un suono tale da due pick-up senza neanche l'ausilio di un elettronica sofisticata e di marca, perché parliamoci chiaro i potenziometri sono veramente minimalisti, (ma di marca ALPHA da 250 tutti e tre), come l'attacco jack e il condensatore.

I pick-up sono molto bilanciati quello al ponte ha il tipico suono anni 70, grosso, nasale, spinto, veramente una bella combinazione con il suo omologo al manico.

Hanno veramente entrambi molto volume a differenza dei Duncan design del modello 70. Il potenziometro del tono agisce in maniera non invadente e non diventa fastidioso nemmeno del tutto aperto.

Trattasi di strumento entry-level costa all'incirca 400 euro e sono veramente ben spesi, adattissimo a chi comincia, come secondo strumento affiancato magari ad uno più blasonato, ma anche come basso principale se non si hanno pretese particolari anche perché il rapporto qualità prezzo è veramente incredibile.

Onestamente, facendo delle chiacchiere con molti liutai professionisti, si fa fatica a spiegare un prodotto con un prezzo così accessibile e delle finiture veramente accurate.

Viene fornito con due brugole di regolazione e manca la custodia, ci sta…

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Warwick streamer stage1

 

 

Warwick Streamer stage One

 

http://www.warwickbass.com/en/Warwick---Products--Instruments--Pro-Serie---Teambuilt--Pro-Serie---Teambuilt--Streamer--Streamer-Stage-I--4-string--Pictures.html

 

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Famosa in tutto il mondo e ricca di seguaci e ammiratori la Warwick apre i battenti nel 1982, il progetto voluto da Hans Peter Wilfer, fondatore del marchio e figlio di Fred il fondatore del frand Framus, già sdoganato dalla fine degli anni 50 come marchio di chitarre conosciute in tutto il mondo ed apprezzate anche in USA.

L'inizio è abbastanza lento nel senso che la produzione sia attesta, con il primo modello assoluto, il Nobby Meidel di ispirazione Steinberger, sulle 70/80 unità all'anno, però viene notato dal pubblico per innovazioni originali e qualità costruttiva anche se l'originalità non è il suo forte.

Nasce lo Streamer nel 1984 in collaborazione con il designer e fondatore dell'omonima casa produttrice Ned Steinberger che riprende pesantemente le linee dello Spector NS (disegnato sempre da lui) e ne ricalca Il design, tanto che la Warwick sarà citata a giudizio (e perderà la causa) da un tribunale americano per plagio.

L'esperienza maturata, la possibilità di reperire legnami non convenzionali e la lungimiranza di Wilfer però portano ad una rivisitazione del design per renderlo più personale ed a partire dal 1985 lo Streamer arriva ad identificarsi non più come clone ma come punto di riferimento che continua tutt'oggi a mietere successi nelle vendite.

Il modello in prova è del 1987 e si chiama stage one, appena lo si guarda il concetto è evidente, estrema cura nell'assemblaggio, all'epoca interamente artigianale, legni selezionati e di prima qualità, design aggressivo ma pulito e componentistica ricercata sia nel design che nella qualità, in una parola un capolavoro...

Il modello definitivo e riconoscibile dal family feeling arriverà solo nel 1989 quando sarà installato il ponte Alembic style, i frets color ottone e le meccaniche tipiche warwick, prima su licenza schaller, il tutto assemblato in West Germany come si evince dalla scritta Incisa sopra il "primordiale" coperchio del vano dell'elettronica.

Body in anegre wood (noce tanganica) africano, due ali che si incollano alla sezione neck-through del manico composto sempre da noce e wengè (altro legno africano) che successivamente sarà un segno distintivo degli strumenti Warwick specialmente nel Thumb, il tutto lavorato con maestria, ad una distanza di più di 30 anni ancora in ottime condizioni, la finitura è ad olio e la superficie deve essere trattata almeno un paio di volte all' anno con cera d'api per proteggerla dall' usura e dai segni del tempo.

Incastonati nel body si trovano il ponte schaller 3D personalizzato con la scritta Warwick, dorato che però negli anni ha ceduto un po' del suo splendore e attualmente non disponibile come ricambio con logo Warwick, ma comunque facilmente reperibile nella versione no logo, che però dona allo strumento una patina coerente con la sua età, i pick up in configurazione PJ (ti piace vincere facile) soluzione non così scontata per l'epoca, EMG attivi corredati di elettronica nell'ampio vano Mec attiva a due vie con pila da 9 volt (visibile nel retro lo slot dell' alloggiamento e le 4 manopole dorate (anche quelle) del controllo volume, blend, alti e bassi.

Nonostante la linea della paletta sia cambiata il body è veramente molto molto simile allo Spector anche se l'uso dei legnami e della componentistica lo rende riconoscibile a colpo d'occhio.

Il manico è laminato in cinque sezioni di wengè e noce in contrasto tra loro e veramente molto belle e caratteristiche, scala 34, tastiera in ebano a due ottave e frets in acciaio jumbo (la scelta di quelli color ottone e successiva), i dots (segnatasti) sono in madreperla e il capotasto è in ottone massiccio, paletta di design Warwick con W in madreperla incastonata nella solita finitura color grafite del fronte della paletta dove si nota il copri truss rod in plastica con logo e nome del modello e le quattro meccaniche Warwick anche queste Schaller come il ponte, dorate, anche queste hanno risentito degli effetti del tempo, sono però ancora reperibili come ricambio ma non con il logo warwick.

Pesantuccio, siamo intorno ai 4,3 kg, ma considerato l’ uso dei legni e la maneggevolezza dello strumento non si notano neanche tanto.

Il fascino del sistema neck-through e del legno di wengè è indescrivibile, a poro aperto e trattato ad olio lo senti mentre suoni sotto le dita ed è come accarezzare un ramo di un albero senza trucco di vernici e patatine strane, sensazioni che è rara da trovare specialmente negli strumenti odierni.

Il vano dell' elettronica è corredato da 5 viti innestate in delle femmine di ottone e non direttamente avvitate sul legno, è schermato con un abbondante mano di vernice alla grafite, la componentistica elettrica è ordinata.

Il suono è sorprendente nel senso che ci si aspetta molto, ma i pick up EMG spingono ancora di più, attacco deciso, acuti taglienti e una pienezza di toni medi veramente invidiabile, il pick-up al ponte tuttavia (e logicamente) risulta un po' sbilanciato rispetto allo split precision al manico ma interagisce con quest'ultimo in maniera ottima, suono gonfio specialmente per lo split, caldo, definito e pulito per il single coil.

Strumento ideale per chi si deve far sentire molto, consigliato per chi suona rock, hard rock, Heavy e tutti quei generi che richiedono velocità, definizione, attacco e soprattutto potenza e volume, ottimo nello slap, ma anche suonato a plettro.

Nonostante tutto, vista la versatilità e la possibilità di una regolazione veramente millimetrica, viene usato anche da chi suona jazz e fusion, anche se la mia personale scelta per eseguire questi generi vedrebbe più indicati i pickup MEC.

Anche a distanza di anni è possibile reperire quasi tutti i ricambi, sperando di non averne mai bisogno, che comunque sono abbastanza costosi.

Per chi cerca un PJ un po' fuori dal coro è uno strumento consigliatissimo, molto versatile e con una storia, le quotazioni sono abbastanza alte ma si rivende sempre e mantiene il valore nel tempo anzi lo alza.

Se invece lo volete nuovo, preparatevi a sborsare una bella cifra (neanche poi così fuori dal coro visti gli ultimi listini degli americani)… di custom shop preparatevi a vendere un rene…

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Fender Roscoe Beck V

 

 

Fender Roscoe Beck V

 

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Solitamente Fender non viene presa in considerazione quando parliamo di low B cioè di suono della quinta corda (il si basso) che riesce a restituire tutta la sua integrità, vengono citati al posto di Fender, ed ha ragione, altre marche concorrenti di solito più rivolte alla liuteria e spesso comunque con elettronica attiva, in questo caso Mister Roscoe Beck ha voluto uno strumento realizzato proprio per lui, un signature che porta il suo nome, sia a 4 che a 5 corde, non più in produzione da anni è considerato da molti una chimera in quanto abbastanza raro e comunque reperibile ad un prezzo solitamente alto anche nel mercato dell'usato.

La serie signature, all'inizio si sono contraddistinte per la particolarità della componentistica e per le soluzioni che andavano oltre i classici schemi a cui Fender da sempre ha abituato l'utenza affezionata, pian piano si è ridotta a creare strumenti sempre più standard che cambiano spesso solo per il colore e giocano sull' assemblaggio della solita componentistica e sul nome, non c'è più ricerca anche perché probabilmente a livello industriale costa molto diversificare così tanto ed anche perché l’ integralismo degli utenti Fender non ha mai lasciato molto spazio al cambiamento, oppure solo per il fatto che guadagnano meno e comunque il prestigio del marchio lo hanno lasciato al custom shop, se vuoi fare il diverso spendi...

Strumenti come il Roscoe Beck, lo Stu Hamm e il Marcus Miller non si vedono più da tempo e sinceramente il livellamento in basso della produzione tende ad esaltare sempre più questa serie signature del passato e a fare crescere l'attenzione sul mercato dell' usato.

In prova il Roscoe Beck probabilmente il basso più interessante della fine degli anni 90, prodotto in pochi esemplari, costosissimo, dotato di un suono ed un carattere oltre che di un' estetica tutta sua è per questo che ancora oggi raggiunge quotazioni, specialmente con il 4 corde, veramente alte e spesso chi ce l'ha se lo tiene.

Venne offerto in quattro colorazioni, sunburst, teal green metallic, questo bel shoreline gold e candy apple red.

Body, già partiamo con una cosa mai vista prima, doppio humbucker (splittabile), pickguard con disegno esclusivo ed elettronica dedicata al modello oltre che il ponte Gotoh marcato Fender che compongono (e riempiono) i 3 pezzi di ontano da cui è composto, c'è tanta carne al fuoco descrivo tutto passo passo...

Il ponte (cromato) è un Gotoh made in Japan (il 206) questo modello è montato sul Roscoe Beck e in alcuni bassi elettrici Ibanez made in japan, mai visto altrove, è bellissimo, rarissimo, massiccio ma molto tecnologico come regolazioni, tuttavia una volta capito il funzionamento diventa abbastanza semplice, la placchetta che di solito reca la scritta Gotoh è stata personalizzata in Fender, il battipenna, unico nel suo genere, è composto da tre strati e contiene la parte elettronica e le regolazioni dello strumento, anche queste sono mai viste prima e degne di copiosa spiegazione anche se poi uno va di sensazioni e in base al suo gusto si regola il suono a piacimento, abbiamo degli humbuckers che possono diventare single coil e pilotati da 2 switch a 3 posizioni riescono a cambiare il suono mettendo in serie e parallelo la parte posteriore del pick-up oppure in posizione centrale la parte anteriore, abbiamo un selettore a 3 posizioni che controlla quale humbucker andiamo ad azionare, un volume generale ed un tono anche questo gestibile su due posizioni push-pull, diciamo che è un taglio di volume (e di frequenze) dell’ humbucker al manico e un regolatore di tono generale, veramente un gran lavoro da parte dei progettisti Fender per cercare di compiacere Roscoe... Attacco jack sempre incastonato sul battipenna e regolazione truss rod nella base del manico, scomodo, ma diffuso sui Fender di tutte le età.

Il retro del body non presenta altro che la superficie liscia come il vetro grazie all'attento lavoro di verniciatura poliuretanica svolto in fabbrica, ci sono i cinque buchi per l' ancoraggio delle corde e la placca, anche questa di disegno inedito più massiccia e con ben 6 viti di ancoraggio.

 

Il manico è abbastanza ingombrante, nella versione a 5 corde, anche questo aveva all'epoca quello che poi sarebbe stato definito modern C con un disegno asimmetrico nella parte posteriore (dove si appoggia il pollice per intenderci) più ergonomico rispetto al profilo C normale, tutto in acero e con una sottile striscia di Pau Ferro come tastiera, risulta più chiara del solito palissandro e con venature che risaltano in maniera evidente i tasti sono dei medium jumbo, la scala è la solita 34 pollici e al contrario della produzione standard ha 2 tasti in più come i Deluxe dell'epoca, sempre per distinguersi la paletta è tinta come il body (matching headstock) e reca la firma di Roscoe sull'estremità, altra chicca a disposizione dell'acquirente sono le belle e qualitativamente impeccabili meccaniche della Hipshot, sempre cromate e ultraleggere dov'è possibile regolare anche l'intensità, il capotasto è di larghezza 47,6 mm ed è in plastica.

Altra particolarità del manico in questo caso invisibile ma molto importante è il sistema posiflex con barre laterali di supporto in grafite a sostegno del truss rod che donano stabilità al manico e nel tempo dovrebbero cercare di preservare lo stesso dal naturale incurvarsi, soluzione comunque adottata da tutta la gamma americana già da anni.

Il suono: quello che più appaga dello strumento è sicuramente la gamma di sonorità ottenibile dalla sofisticata elettronica passiva, evidentemente Roscoe è una persona esigente e non apprezza l'intervento di congegni alimentate a pila che rischiano di togliere calore al suono finale, doppio humbucker splittabile, suono gonfio e presente ma caldo, zero rumore di fondo, un si basso profondo e presente ma non invadente come capita in certi bassi attivi, sustain ottimo, è possibile passare da sonorità profonde ed alternare tramite gli switch il suono con quello di single coil (tipo jazz bass), posso dare meno volume al pick-up al manico con il potenziometro del tono che in posizione sollevata attenua l'intervento del pick-up a vantaggio di quello in posizione ponte per mantenere comunque in funzione entrambi ma bilanciando l'uscita (il pick-up al manico di solito ha un volume superiore rispetto a quello del ponte), ho la possibilità di gestire tramite i due switch a tre vie i poli degli humbucker per renderli single coil oppure humbucker in serie o in parallelo, uno strumento pensato veramente per soddisfare tutte le esigenze dei musicisti anche in sala di registrazione e soprattutto per permettere a chiunque in base alla propria tecnica una efficacia veramente unica, specialmente per uno strumento passivo, ci si suona veramente di tutto.

È talmente difficile raccontare le numerosissime sfumature di suono di questo bellissimo strumento, oserei dire il più versatile mai creato dalla Fender (ma in realtà abbiamo altri due mostri sacri il Marcus Miller e lo Stu Hamm) che vi consiglio, se riuscite a trovarlo, di provarlo direttamente su un amplificatore all'altezza per sentirlo veramente come esprime il potenziale del tutto unico.

Peccato che attualmente la Fender si limiti a rimescolare solamente colori e componentistica standard invece di riproporre questi strumenti riuscitissimi o di fare ricerca per la creazione di nuovi modelli signature.

Veniva corredato di un bellissimo astuccio rigido con finitura in tweed che comprendeva anche le chiavi di regolazione.

Riflessione personale, lo comprerei a man bassa, nonostante il prezzo dell'usato elevato, ho in un unico strumento tanto calore, tanto volume, tanta sonorità e anche (nonostante l'adozione di humbucker) di stampo Fender, un bell’ attacco, è bello esteticamente, versatile, bilanciato, regolazione molto buona del manico e tastiera ben suonabile, a dire la verità lo prenderei più a 4 che ha 5 corde in quanto la tastiera è bella larga ma comunque accettabile, ottima tenuta del valore sull' usato e molto ricercato, ottimo strumento sotto tutti i profili a parte uno, i ricambi:

se si rompe qualcosa non si trova più niente, da una banale selletta del ponte, all' humbucker, alle meccaniche, alla placca a 6 viti, non c'è più niente a magazzino per cui bisogna inventarsi qualcosa, ma non è facile... ma perché si deve rompere qualcosa?

Altro consiglio che mi piace dare è quello di considerare sempre il fatto che se non siete amanti delle regolazioni sofisticate ed avete già 10 bassi diversi in arsenale evitate di complicarvi la vita, perché nonostante l’ estrema semplicità dell’ elettronica e delle regolazioni qualcuno potrebbe trovarlo poco “digeribile” e “perdersi” magari proprio sul palco con l’ emozione che la fa da padrone.

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Squier jazz bass standard

 

Squier Jazz Bass standard

 

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La serie della produzione indonesiana della Squier si sta facendo onore in tutto il mondo perché amata da numerosi musicisti che con quattro soldi si sono portati a casa strumenti assemblati in Asia ma qualitativamente e dal punto di vista funzionale degni di rispetto, linee classiche con qualche caratteristica rivista che però sostanzialmente non cambia la logica dello strumento, economico, ben suonabile, ben realizzato, l' imitazione ufficiale del blasonato Fender (in questo caso Jazz) strumenti che continuano a solcare i palchi e gli studi di registrazione di tutto il mondo sempre ammirati, sempre attuali.

Body in Ontano (alcuni anche in agathis solo per questa colorazione) tre pezzi, ben assemblato non ci sono grosse varianti di venatura del legno come spesso capita su molti modelli (due tavole simili una totalmente fuori luogo) e questa bella colorazione unica e (al momento) mai replicata vintage red burst, con un battipenna tortoise a tre strati i soliti due pickup single-coil Jazz ma a differenza dei soliti Squier ceramici questi sono in alnico 5, ponte e placca controlli cromata, la sostanza c'è ma si vede che a livello di spessori e cromature hanno badato al risparmio, la verniciatura è ottima, non si vedono difetti evidenti e anche le manopole dei tre controlli hanno un che di cromatura, l'assemblaggio placca battipenna non ha niente da invidiare all' americano, anzi...

Nel retro del body abbiamo solo la placca 4 viti anch' essa cromata e personalizzata con la scritta Squier incisa.

Manico in acero, spessore e caratteristiche standard C Shape presenta tastiera in palissandro con 20 tasti Medium Jumbo e il capotasto in plastica, skunk stripe posteriore in noce, l'insieme è molto curato, un leggero velo di satinatura e coprire il retro manico e assemblaggi sia al body che di tastiera realizzati con molta cura, addirittura in questo basso si notano segni di occhiolinatura nell' acero, paletta con disegno classico jazz, capotasto 38 mm classica scala 34, meccaniche standard della serie squire cromate, segnatasti in plastica effetto madreperla, che dire un classicone.

La sensazione generale è piacevole soprattutto per quanto riguarda le economicità del prodotto, l'insieme è curato e non si notano particolari stonature, tra l'altro come prima fornitura veniva corredato di corde originali Fender.

Il suono è onesto, i pick-up spingono abbastanza bene, molto bilanciati, toni alti un po' invadenti se aperti del tutto ma gestibili, in linea generale è un buon Squier il suono è comunque ben gestibile dalla straordinaria serie di upgrade che si possono fare su questo strumento, le misure sono quelle standard per cui posso customizzare tutto, ad onor del vero non è un tono che mi ha colpito come per esempio quello della serie Classic vibe e diciamo che è anche un po' anonimo, ma come detto poc'anzi posso sbizzarrirmi nella personalizzazione.

I potenziometri non sono così economici come ci si aspetta sono marcati Alpha così come la scelta delle plastiche dei pick-up (a dispetto della serie Duncan design) nel vano dell' elettronica c'è un velo di vernice alla grafite (un po' sbavata) che completa il lavoro di finitura, il body non ha il classico odiato scasso (a piscina) come i nuovi Classic vibe e gli americani.

In conclusione il basso è onesto, costa poco ed è ben realizzato, con pochi soldi ho uno strumento che upgradato potrebbe anche essere il principale, si trovano i ricambi, i materiali e le finiture sono buoni, posso personalizzarlo come voglio, è esteticamente molto gradevole in questa colorazione, secondo me come strumento da studio, secondo basso, per divertirmi senza pretese è perfetto.

 

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Fender Jazz Bass American Standard 2011

 

Fender Jazz Bass American Standard 2011

 

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in prova l'ultima evoluzione del Fender Jazz bass American Standard che dopo oltre 50 anni di manipolazioni è stato sostituito come nome di definizione dall'american Professional, (il nuovo standard), evoluzione non semplice visto che si va a toccare un "mostro sacro" della produzione mondiale di strumenti a 4 corde e che probabilmente in tutta le sue contaminazioni e manipolazioni è ancora il fulcro fondamentale per tenere in piedi le sorti, non sempre scontate, della Fender.

Creato dal genio di Leo Fender nel 1959 ha visto la luce (commerciale) nel 1960 per dare un'alternativa al già famoso precision bass, il primo basso elettrico e consentire ai musicisti di avere nuovi suoni e suonabilità più agevole, rimanendo comunque uno strumento semplice.

Il problema è che quando crei una cosa pressoché perfetta poi nel futuro per aggiornarla e rimanere al passo coi tempi la storia diventa difficile, infatti nel corso di oltre 50 anni le modifiche sono, in fondo, state quasi esclusivamente estetiche.

Parlando chiaro ritengo che la serie dal 2011 fino alla sostituzione con l'american Professional sia la migliore serie di jazz Bass degli ultimi 30 anni, hanno cercato di migliorare tutto ed anche se a mio parere si poteva fare di meglio credo che a livello industriale siano stati fatti i maggiori sforzi possibili per rimanere in vetta alla classifica degli strumenti più venduti.

Body in Ontano due pezzi, negli anni è stato modificato con il passaggio delle corde dal body ed un ponte string through che permette di ancorare le stesse sfruttando il ponte dello strumento solo come regolazione, cercando di aumentare così il sustain e la vibrazione del body per dare più definizione e tono alle note, purtroppo l'evoluzione della lavorazione industriale ha portato alla creazione di uno scasso che ha ridotto l'”integrità” del corpo creando una vera e propria "vasca" per far passare i fili ed alloggiare i pickups ed un buco per l'ancoraggio della lavorazione CNC che a me non è mai piaciuto...

Ponte massiccio, cromato veramente in maniera impeccabile, regolazione ottima ed estetica eccellente, Inoltre è molto comodo avendo i bordi smussati non ci si gratta la mano quando si suona vicino allo stesso,se si preferisce inoltre nel ponte possono passare anche le corde in maniera, diciamo, consueta senza passare dal body, c'è anche la possibilità grazie alle sellette predisposte di regolare l'intercorda.

Nella parte alta del body l'invito per l'avambraccio è stato leggermente accentuato per consentire allo strumento di essere più comodo, per quanto riguarda il battipenna è rimasto pressoché uguale, tre strati, non ci sono novità neanche nei colori perché l'integralismo dei clienti non avrebbe probabilmente accettato cambiamenti, placca in metallo cromato che porta i soliti controlli, volume- volume- tono invariata da sempre, micro scasso per la regolazione del truss rod, scomodo e di facile scalfittura, quando si regola anche se in dotazione c'è una chiave apposita si rischia sempre di segnare il body e il battipenna, meglio svitare le 4 viti della placca e scalzare leggermente il manico per accedere alla vite del truss dal body per evitare danni, elettronica semplice e ben realizzata anche se a quel prezzo avrebbero potuto usare componentistica superiore, soliti potenziometri CTS da 250k l'input del jack è Fender ed è anche quello minimalista, il vano elettronica è verniciato, non schermato, le saldature sono fatte bene, il cavo, plastificato ai minimi termini, condensatore da 10 cent, la grande novità dal 2011 e che di serie sono stati installati i pickup Custom Shop jazz 60’s (ovviamente single coil)che promettono di essere migliori di quelli delle serie precedenti, la verniciatura del body è veramente ben realizzata anche se essendo comunque una laccatura in poliestere facilmente tende ad ammaccarsi ed a sbeccarsi, l'assemblaggio generale risulta molto curato del resto l'uso di macchine a controllo numerico è una garanzia della precisione di realizzazione del prodotto con standard qualitativi molto elevati ed uniformi.

Solita placca in metallo cromato con 4 viti per ancorare body e manico con incisa la marca e il luogo di produzione dello strumento.

Il manico in acero in pezzo unico, veramente comodo, è un profilo chiamato modern C che è stato modificato rispetto al profilo C classico rendendolo più smussato nella parte superiore del retro dove si appoggia il pollice (per intenderci) rendendo l'esecuzione più agevole rispetto ai modelli precedenti, la tastatura è perfetta, ed anche la verniciatura della tastiera (nella versione in acero) non ha difetti, il retro manico è satinato, capotasto da 38 mm, scala 34, 20 tasti medium jumbo, il vero punto di forza è il sistema posiflex due barre in grafite che corrono parallele oltre a stabilizzare il manico lo aiutano a contrastare gli spostamenti dovuti al clima e agevolano la regolazione dell'inclinazione dello stesso, onestamente non è una novità in quanto sono 20 anni che è presente sui bassi della serie americana, ma rimane sempre una delle differenze importanti rispetto alle altre produzioni (sempre di casa Fender).

Paletta di disegno estremamente classico dove sono incastonate le quattro meccaniche, a mio parere erano esteticamente più belle le precedenti, hanno un disegno un po’ goffo, prodotte probabilmente dalla hipshot ma comunque marchiate Fender sono ottime meccaniche, tengono perfettamente l’ accordatura, sono leggere e ben modulabili, unico neo è trovare un eventuale ricambio nel caso disgraziatamente se ne rompa una…e lo strumento è stato dismesso dal listino un paio di anni fa…perché fanno di ‘ste stronzate lo sanno solo loro… capotasto in osso sintetico (leggi plastica), alberino abbassacorde di disegno standard, scritta spaghetti logo (aggiornata) tanto per non perdere il richiamo col passato.

Il suono:

cosa si può dire di uno strumento del genere, si suona di tutto anche se non è indicato per tutto, lo hanno suonato tutti anche se magari non lo indossano sul palco, è il suono che ha fatto buona parte della musica degli ultimi 50 anni, un mito che non cessa di esistere anche se messo a dura prova, un suono presente, ricco di armonici, con un carattere e un tono tutto suo che ha influenzato tutti, l’ insieme non giustifica il prezzo ma te lo fa accettare, personalmente credo che un bassista debba avere un jazz bass nel suo arsenale, è uno standard, uno strumento di riferimento, super imitato, una icona del panorama mondiale bassistico e questa fama indiscussa non è stata sicuramente un regalo, ma che ve lo dico a fare... se siete interessati e non ne avete mai provato uno recatevi in un qualsiasi negozio per provarlo di persona perché è onnipresente ed è facilmente reperibile anche come usato a prezzi onesti, ricordatevi che mantiene molto alto il valore nel tempo ed è facilmente rivendibile.

Viene venduto corredato di un bell' astuccio rigido (un pò delicato e molto ingombrante) ottimamente rifinito, chiave a brugola per sellette e truss rod.

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