Epiphone Les Paul bass

 

 

Epiphone Les Paul bass

 http://www.epiphone.com/

 

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La Epiphone, considerata da molti una sottomarca della più blasonata Gibson, in realtà è un'azienda statunitense fondata nel 1923 da un immigrato greco liutaio di professione, acquisita nel 1957 dalla Gibson in quanto azienda concorrente "scomoda" e comunque detentrice di interessanti brevetti è stata relegata alla produzione di una numerosa gamma di bassi e chitarre, modelli anche originali e prodotti solo con il marchio Epiphone in paesi asiatici, attualmente Cina, ma continua anche una piccola produzione in Giappone con il nome di Elitist, per anni la produzione Epiphone è stata sviluppata ed eseguita in Corea con ottimi risultati sia qualitativi che soprattutto di vendita.

Tutti o quasi, chitarristi o non, conoscono il modello di chitarra Les Paul uno dei blasoni incontrastati e super imitati della produzione Gibson americana, chitarra dalle mille configurazioni e manipolazioni, tantissime le contaminazioni a seconda del genere che deve interpretare, a tutt' oggi uno dei cavalli di battaglia della produzione americana.

Il punto fermo della produzione Epiphone è quella di produrre strumenti con un rapporto qualità-prezzo che veramente si fatica a comprendere qualunque sia il paese di produzione.

La caratteristica forma della Les Paul, chitarra progettata nel 1952, viene ripresa dal basso elettrico che si presenta nel 1968 con la stessa estetica e filosofia costruttiva, sempre con il marchio Gibson, e poi replicato negli anni a venire dalla Epiphone che a tutt'oggi ne produce alcuni modelli in parte riprogettati in parte come produzioni discontinue, nella versione standard molto simili a livello estetico al modello americano.

I bassi Gibson, sebbene da alcuni siano snobbati perché il marchio produce chitarre buone ed i bassi della storia li fanno altri... ha invece avuto una storia sicuramente interessante per quanto riguarda gli utilizzatori di tale marchio, John Entwistle (Who), Mike Dirnt (Green Day), Adam Clayton (U2), Krist Novoselic (Nirvana), Lemmy Kilmister (Motorhead), Jarred Followill (Kings of Leon), Shovo Odadjian (System of a dawn), Jack Bruce (Cream), Stanley Clarke (suonava un EB2) tanto per citarne alcuni, ma ce ne sono veramente tantissimi, per cui la sensazione che Gibson non sia valida sui bassi elettrici è una prerogativa del tutto italiana.

In esame abbiamo il bellissimo Epiphone Les Paul bass, edizione limitata del 2000, anche perché non se ne intuisce il motivo ma il Les Paul bass standard non è più in produzione dal 2005.

Lo strumento è stato costruito nella fabbrica coreana di Un Sung ad Inchion aperta nel 1987 (che insieme alla fabbrica sempre coreana di Saein Plant del 1991 facevano il 100% della produzione) che hanno successivamente ceduto il testimone (nel 2002) alla fabbrica di Qingdao in Cina dove attualmente viene effettuata la produzione.

Si parla spesso della differenza di qualità tra la produzione coreana e quella cinese, a mio parere la differenza è ben visibile.

Body con top in acero fiammato due pezzi con un binding che lo collega al corpo in mogano (sempre 2 pezzi) ben realizzato il top e carved cioè ha una leggera curvatura non è piatto, colore Cherry burst, tipico della produzione Epiphone con una finitura di vernice veramente ben realizzata, svettano sul top il massiccio ponte ed i due humbuckers in posizione identica al Les Paul bass Gibson, il ponte invece è differente ed è classico nella produzione Epiphone dove viene usato su diversi modelli (Thunderbird, EB, Jack Casady ecc.), bello, massiccio, cromato da l'impressione di solidità, in realtà per quanto riguarda la regolazione sia dell'intonazione che del settaggio generale dell' action risulta più complicato di altri modelli anche perché l'altezza delle sellette non è regolabile in maniera indipendente.

Quattro controlli schierati in maniera ordinata danno la possibilità di regolare volume e tono in ognuno degli humbucker, (volume controllo logaritmico, tono controllo lineare), il binding, ben realizzato, termina dove inizia il manico che ne è sprovvisto, nella parte posteriore troviamo un bel body in mogano due pezzi di generoso spessore verniciato di color rosso amaranto, abbiamo anche il vano elettronica chiuso da un coperchio in plastica economica e rifinita un po' alla buona, il vano non è schermato.

La costruzione è set-in cioè manico incollato al corpo, niente placche e viti solo colla e comincia un manico, sempre in mogano, con paletta sempre incollata, nella stessa finitura del body, verniciatura molto sottile con profilo a C leggermente più allargato, comunque molto comodo, la tastiera è in palissandro con comodi segnatasti trapezoidali in plastica simil madreperla, tasti jumbo in acciaio e capotasto in plastica bello massiccio, anzi per essere proprio bello del tutto doveva essere del colore avorio come il binding del body e i due ring dei pick-up, 22 tasti, scala 34, paletta di colore nero con intarsiata, questa volta con vera madreperla, la scritta Epiphone e il flower pot, il logo che Gibson usa su diversi modelli come abbellimento della paletta, nel retro troviamo le meccaniche 2 + 2 tipo Grover no logo.

In soldoni il manico è in tutto e per tutto come quello del più diffuso EB3.

Il suono dato dagli humbuckers è bello grosso, devo dire che sembra compresso e leggermente distorto (accettabile) i toni alti sono presenti ma mai invadenti, si riescono a miscelare ed a ottenere tantissimi suoni, con il plettro è veramente piacevole ricreare le sonorità anni 70 ma è veramente versatile ed indicato soprattutto per il rock blues.

Variando poi la posizione della mano mentre si suona si sente veramente un cambio di sonorità, i due pickup si somigliano molto e sono ben bilanciati, hanno molto carattere considerando il fatto che è uno strumento economico, non consigliato per generi come il jazz e per il funky in quanto la morfologia dello strumento non rende agevole la tecnica dello slap, il suono caldo e pastoso (ovviamente il basso è passivo), però non è così facilmente riconoscibile, ha carattere ma la "voce" nonostante sia bella è un pò anonima.

Avevo provato un Gibson money bass tempo fa e ricordo alla perfezione l' invadenza del volume dei pickup e la distorsione che creava insieme alla poca definizione, se dovessi scegliere tra i due sicuramente opterei per il fratello "povero"...

Per concludere, è uno strumento molto sfruttabile per accompagnamento, se siete dei virtuosi vi consiglierei sicuramente qualcos' altro, sia per l' esecuzione che è comoda ma a mio parere ci sono tastiere più veloci, sia per il suono un pò impreciso e la conformazione dello strumento che non consente l' utilizzo di certe tecniche, se dovete fare rock, blues, country ma anche altri generi abbastanza spinti suonati a plettro questo fa proprio per voi.

Il basso viene fornito di una bellissima custodia rigida con logo Epiphone e chiavette di regolazione.

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