Vantage VP710B

 

 

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Negli anni 80 per i bassisti il sogno era comprare un Alembic oppure, se andava male, comunque uno strumento americano, ma i soldi erano pochi, le possibilità attuali non esistevano, per cui molti dirottavano i propri sogni su qualcosa di più concreto, qualcosa che i furbi artigiani giapponesi avevano ben capito visto che dalla fine degli anni 70 alla metà abbondante degli anni 80 molte industrie del Paese del sol levante hanno prosperato, dapprima imitando gli americani, poi in un secondo momento realizzando linee originali di strumenti musicali che, chi c'era, ha potuto vedere solcare i palcoscenici di molti ritrovi per gruppi di base e band amatoriali.

Le marche giapponesi che la facevano da padrone erano Aria, SquireVantage, Washburn, Ibanez, Westone, Greco, Yamaha e Epiphone ce ne sono anche altre ma meno conosciute e la maggior parte della produzione di questi marchi era realizzata nella fabbrica di Matsumoku che si presentò con una linea di prodotti originali chiamati Westone dalla fine degli anni 70.

Per una sorta di amarcord ho voluto approfittare di questo strumento per fare una recensione perché anche se è un Japan non ne avevo visti molti in giro e la configurazione dei pick-up mi ha sempre incuriosito ed è stata sempre proposta con il contagocce anche se in realtà qualcuno ogni tanto la torna a proporre.

Si tratta di uno strumento prodotto a Matsumoku nel 1980.

Partiamo dalla descrizione del body: abbiamo una composizione di acero e frassino che richiama al centro la caratteristica lavorazione degli strumenti neck through body, mentre quello in questione è un set in per cui con il manico incollato al corpo, furba mossa per sembrare uno strumento costoso, il ponte è il classico, ancora oggi in produzione, Epiphone in ottone massiccio cromato, questo a differenza di quelli che ho visto di solito è immerso nel body, è un ponte che non ho mai amato particolarmente perché la regolazione delle sellette è approssimativa e non ha l' intercorda regolabile, ma è molto usato da diverse case ed ha un suo perché anche a livello estetico, il body è composto da due strati di frassino uno di noce, al centro abbiamo tre strati di acero intervallati da sottili strisce di noce, un altro strato di noce e altri due di frassino, la lavorazione è cosa di altri tempi, assemblaggio perfetto, non ha fatto un difetto in quasi 40 anni, non è una piuma (4,3 kg) ma è molto maneggevole.

Sul top troviamo l'interessante configurazione del doppio split con cover color crema (che ricordano tanto i Di Marzio anni 70/80) che venivano prodotti direttamente dalla Vantage i 765 PB split coil comandati rispettivamente da volume tono indipendenti l'uno dall'altro, e un selettore a 3 vie posto nella parte alta del body che controlla che pick-up usare, i poli dei pick up sono regolabili in altezza tramite una brugola, nella parte posteriore abbiamo due placche in plastica color crema, una per l'elettronica di ottimo spessore che nasconde il vano, con elettronica ordinata e ben realizzata e una per il selettore.

I quattro controlli sono in plastica trasparente con numerazione e sono, nonostante sia un prodotto nato come economico, veramente ben fatti oltre che robusti.

Abbiamo poi il manico incollato al body, la lavorazione è estremamente precisa e si vede che il progetto non è campato in aria, 3 pezzi di acero formano il manico e diventano 5 nella paletta, la lavorazione di liuteria è ottima, una finezza: il tacco è stato scomposto probabilmente per renderlo più stabile nel tempo (mai visto una cosa simile).

Tastiera in palissandro (di generoso spessore), dots in plastica, tasti medium jumbo (20), scala 32 (media), il capotasto sembra in osso (ma probabilmente è di plastica) è largo 38 mm, il top dalla paletta è rifinito con una impiallacciatura di frassino che ricorda il body e si nota anche la placca in plastica che nasconde la vite di regolazione del truss rod, nel retro troviamo le chiavi di regolazione, due più due, marcate Vantage.

In generale lo strumento ha veramente una verniciatura oltre che impeccabile anche sottilissima che ne esalta le vibrazioni.

Il suono: il doppio split è una configurazione insolita in quanto adottata dagli anni 80 in poi, mai vista prima anche perché già gestire uno split con l'amplificazione dell' epoca, se si andava su con il volume, risultava difficoltoso per la tenuta dei coni, il suono è pastoso, potente, gonfio, bassi a manetta, in questo caso tra i due split c'è poca differenza, mentre una volta settati i poli dei pick up (si possono alzare e abbassare con una brugola) i volumi risultano molto bilanciati e un pick-up rafforza l'altro non lo cancella, quello che si sente come differenza sono i toni più invadenti nel pick up al ponte più morbidi in quello al manico, sembra un precision in tutto e per tutto, per quanto possibile pompato nonostante sia passivo, l'attacco delle note rimane infatti morbido lo strumento non è per niente personale si vede che hanno voluto imitare spudoratamente il suono del re dei bassi elettrici, però è più versatile, oltretutto in linea generale ho sempre sentito dire che i bassi a scala media 32 hanno le corde un po' "fiappe", in questo caso non ho riscontrato questo tipo di problema anzi ritengo siano più comodi per chi è dotato di dita medio corte, altra cosa che mi ha fatto pensare (a chi interessa) e il sustain veramente impressionante, la corda a vuoto continua a suonare per tantissimo tempo indice comunque di una giusta scelta dei legni che compongono lo strumento.

Onestamente quando ho acquistato il basso pensavo di fare la prova e poi cederlo per poter provare qualcos'altro, devo dire che per quel che costa penso rimarrà parcheggiato per un po', anche perché sono rimasto piacevolmente sorpreso dall' insieme, buona liuteria, finitura accurata, ottimo suono e volume, molto versatile e comodo da suonare, non è un peso piuma ma si sa il frassino pesa.

Voleva essere una imitazione dell' Alembic strumento ambito dell'epoca, difficilmente reperibile e costosissimo, a livello di liuteria non è paragonabile per tanti motivi ma per quello che riguarda il gusto sonoro risulta (questo) molto più attuale del contendente americano.

Se ve ne capita uno a buon prezzo non fatevelo sfuggire potrebbe essere quello che cercate e non avete mai avuto modo di provare.

Una cosa proprio la devo dire, è un errore che di solito fanno gli orientali, chiamare lo strumento con una sigla è veramente svilente...

 

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