Fender Mustang PJ FSR black EB di Davide Panetta

Fender Mustang PJ FSR black EB

 

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 https://shop.fender.com/it-IT/electric-basses/mustang-bass/mustang-bass-pj/0144052547.html

 

Nati come strumenti pensati per studenti, bassisti con le mani piccole o semplicemente per agevolare il passaggio dalla chitarra al basso, i bassi a scala corta, dopo un glorioso periodo avuto tra la fine degli anni ‘60 e gli inizi degli anni ’70, vengono ora riproposti da molte case produttrici, anche se la scala ’30 (pollici) viene spesso vista ( a mio avviso ingiustamente) con titubanza da molti bassisti.

Fender su tutti è il marchio che ha contribuito a rilanciare questa scala alle nuove generazioni, puntando sull’ unico modello storicamente rilevante della propria produzione (non me ne voglia il musicmaster): il Fender Mustang.

Presentato nel 1966 insieme all’ omonima chitarra e ultimo basso elettrico concepito da Leo Fender prima di lasciare la sua stessa azienda, il Mustang nonostante non abbia mai goduto della popolarità dei fratelli Precision e Jazz bass è comunque certamente riconoscibile oltre ad essere stato negli anni molto apprezzato da una larga fetta di musicisti che si è fatta portabandiera della “voce” particolare di questo strumento, uno su tutti Bill Wyman dei Rolling Stones.

Peccato solo che, anche a seguito dell’ evoluzione tecnica e delle nuove esigenze dei bassisti in generale, il Mustang sia sparito dal catalogo già a partire dagli anni ’80, ad eccezione di qualche edizione made in Japan ed alla versione economica proposta da Squier qualche anno fa, per poi essere riproposto nel 2016 insieme alla serie “offset” questo Mustang in versione PJ evoluzione in chiave moderna del modello originale rinforzato da un single coil al ponte in aggiunta al classico split tipo precision (a differenza del progetto originale che montava lo split coil in versione mini).

Realizzato in Messico (Ensenada Plant) e disponibile inizialmente in tre colorazioni, Torino red, olimpic white e sonic blue (ora sostituiti dall’ aged natural, dal firemist gold e dal Sienna sunburst) ha avuto un buon successo commerciale, sia per il prezzo interessante che per le indubbie qualità sonore e costruttive che più avanti affronterò in maniera più approfondita nella prova di questo rarissimo esemplare del 2019 “total black” infatti è una edizione speciale FSR( Fender special run).

Partiamo subito col dire che il Fender Mustang PJ FSR black EB Limited edition (questo è il nome per esteso) di questa recensione è uno strumento che non passa di certo inosservato e che ho trovato casualmente mentre cercavo un “muletto”. Nonostante fossi orientato inizialmente su uno Squier jazz classic vibe ’60 (la nuova serie made in Indonesia), a causa del mancato feeling con il jazz decido di aumentare l’ investimento e di acquistare il Mustang PJ nella colorazione Torino red, che avevo provato e mi aveva ampiamente soddisfatto. Questo almeno fino a quando non noto questa edizione speciale trovata sul sito BAX shop  che mi ha letteralmente “fulminato” per l' estetica e decido di ordinarlo immediatamente.

Lo strumento si presenta con body in ontano, con forma offset originale del modello, in cui però si notano alcune soluzioni più moderne rispetto alla versione originale, (diciamo che esiste la versione classica del modello anni 60 che è denominata “vintera”), come lo split coil al manico tipico del precision e ovviamente la novità dell’ aggiunta del single coil al ponte, tipico del jazz bass, hanno mescolato un po’ le carte per rendere il modello più versatile, snaturandolo invero un po’: mancano infatti il caratteristico ponte esteso (vero marchio di fabbrica del Mustang) sostituito con il classico lamierino (qui nero) condiviso con moltissimi strumenti di casa Fender e Squier, che lo identificava immediatamente, il disegno del battipenna e della placca controlli in metallo cromato è rimasto come l’ originale, anche se è stato aggiunto un selettore per il controllo pickup.Infine pioli reggi tracolla neri e placca posteriore cromata con la F classica del TV logo completano il corredo del body.

Il feeling con il manico è in genere il primo aspetto che si valuta, nel caso di questo Mustang è fortunatamente immediato, è molto comodo, agile e scorrevole, realizzato in acero satinato nel retro con stripe in noce e classico profilo a C. La tastiera invece, in edizione più unica che rara, è in dark ebony, legno molto raro sui Fender, che sul Mustang è veramente una novità assoluta, (mai vista prima e al momento non replicata) con i classici dots bianchi, la paletta è invece in tinta con il logo Fender color oro mentre quella Mustang bass è quasi invisibile. Il capotasto infine è in osso sintetico (leggi plastica), mentre le meccaniche sono in questa edizione total black ovviamente nere (abbastanza rare e anche queste esclusive del modello, anche se già viste su alcuni Japan anni 80), molto precise e affidabili, tengono bene l’ accordatura e sembra che la colorazione sia durevole.

Attenzione, essendo uno scala corta, manico e tastiera sono ridotti e inizialmente questo aspetto può spiazzare un po’, la sensazione è quella di muoversi su uno strumento a metà strada tra una chitarra e un basso e se avete le mani grandi potrebbe risultare più un handicap che un vantaggio.

Il peso è ben bilanciato, c’è la totale assenza del neck diving (lo sbilanciamento del manico), è molto comodo e maneggevole, peso di 3,8 kg. Tuttavia mi sento di sconsigliare l’ uso dello strumento ad altezza ginocchio per la difficoltà che deriverebbe dall’ accesso alla seconda ottava, nelle svariate prove fatte con diverse band ho sempre avuto il controllo della situazione sullo strumento e la sensazione costante è quella di indossare uno strumento solido e di qualità.

Il suono: procediamo per ordine partendo dalla dotazione elettronica. La serie PJ del Mustang monta pick up denominati “vintage style”, che si selezionano con uno switch a 3 posizioni posto in prossimità del corno destro sul battipenna (la sensazione è di qualcosa di instabile delicato anche se da quando lo possiedo non ha mai dato problemi).

Approfondendo più nello specifico la ricerca relativamente ai pick up in dotazione scopro essere in realtà gli stessi montati sulla serie “classic” (ora chiamati vintera) e “road worn” quest’ ultima serie top di gamma made in Mexico.

Il carattere di questi pick up richiama, come dice il nome , il suono tipicamente vintage style, caldo e profondo, molto presente e pieno soprattutto per quanto riguarda lo split coil al manico che rimane il vero punto di forza di questo strumento.

Se infatti il suono di quest’ ultimo è quello tipico di un Fender precision di stampo vintage, molto “ciccione” e con una ricca presenza di frequenze medio basse il single coil al ponte è invece molto spurio e quasi spento in confronto al primo. Suonato infatti in maniera indipendente ha poco da raccontare, recuperando importanza solo se suonato a plettro.

Tutt’ altro discorso per ciò che concerne l' uso combinato di entrambi i pick up, dove miscelati conferiscono allo strumento un suono molto più aggressivo e molto interessante, adatto anche ai generi più spinti.

Lo scala corta conferisce ovviamente per sua natura un timbro un po’ più slabbrato rispetto al classico 34 pollici, le dinamiche del selettore dei toni si fanno sentire ma sono comunque ben modulabili, per cui non sono affatto fastidiose e troppo invasive.

In conclusione nonostante qualche punto debole la prova è stata brillante e piacevole e la versatilità della configurazione PJ aiuta ad ottenere buoni voti: a livello estetico è particolare e molto accattivante, le finiture sono veramente ottime in rapporto al prezzo, è in edizione limitata per cui raro e ormai introvabile. In definitiva nella fascia di prezzo  a cui appartiene (costato 699 euro) può sicuramente portare a testa alta il “blasone” Fender.

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